Radici che nutrono
IL VALORE DEI MAESTRI NEL CAMMINO DEL SUONO
20 Maggio 2026 · di Barbara Visentin
Viviamo in un periodo ricco di creatività e innovazione, in cui molti professionisti del benessere e delle pratiche sonore distillano anni di studio in metodi propri, in approcci originali che portano il loro nome. È un percorso legittimo e molto prezioso.
Guardando questo fermento, però, ho sentito nascere in me un impulso forte: quello di riconoscere.
Di fare un passo indietro — non per sottrarmi a ciò che porto nel mio ambito professionale, ma per rendere visibile ciò che troppo spesso resta implicito. Ogni metodo, ogni visione, ogni pratica affonda le radici in un insegnamento ricevuto, in una trasmissione umana che qualcuno ha scelto di offrire.
Il mio è stato un inizio fortuito, come spesso accade con le cose vere.
La mia formazione nel mondo del suono non è stata cercata con determinazione. È arrivata quasi per caso nel 2016 — alla fine del mio percorso in naturopatia, attraverso l’incontro con Mauro Pedone.
Quello che avrebbe potuto essere un semplice corso si è trasformato in un’apertura.
Mauro mi ha introdotta a un livello di conoscenza e di fascinazione per il suono che non immaginavo esistesse. Non solo attraverso la conoscenza delle frequenze e di questi meravigliosi strumenti, ma anche attraverso l’esperienza pratica di come il suono risuona nel corpo, nella mente, e soprattutto nel viaggio — quel viaggio interiore che ciascuno di noi sta compiendo su questa terra, spesso senza saperlo nominare.
Nel suo approccio convergevano mondi che già mi affascinavano e conoscevo: l’aromaterapia, la medicina tradizionale cinese, l’astrologia. Discipline che avevo esplorato, che amavo, ma che non erano mai diventate il centro del mio lavoro. Con Mauro ho capito che il fulcro era il suono — e che il suono poteva contenere tutto il resto.
La geometria dell’armonia: Albert Rabenstein
Desiderando integrare una competenza più tecnica, nel 2017 ho poi incontrato la filosofia e la visione di Albert Rabenstein, e con lui un modo ancora diverso di abitare il suono.
Albert mi ha offerto strumenti preziosi sulla fisica del suono e su come esso riverbera nel corpo. Ma soprattutto mi ha trasmesso una visione: quella dell’attenzione al campo vibratorio. Un approccio più gestaltico che analitico — non le singole frequenze come variabili isolate, ma l’armonia come totalità, come campo.
Questa prospettiva ha trasformato il mio modo di lavorare. Ha spostato il centro dall’intervento tecnico alla presenza consapevole, dall’attenzione alla manifestazione fisica alla cura della relazione tra suono, corpo ed essere.
Il Nada Yoga e il ritorno alle origini: Riccardo Misto
Il cerchio si è chiuso — o meglio, si è allargato — con la formazione in Nada Yoga seguita con Riccardo Misto, uno degli insegnanti più seri, preparati e autenticamente dedicati che abbia incontrato nel panorama italiano.
Curiosamente, questo percorso mi ha riportata sui passi di quella stessa curiosità che Mauro aveva acceso in me dieci anni prima, quando mi aveva introdotta per la prima volta al mondo del Nada Yoga. Allora ero totalmente profana e non ero in grado di cogliere la profondità di ciò che mi veniva offerto. Oggi, con un cammino alle spalle, ho potuto riceverlo davvero.
La formazione con Riccardo — impegnativa, rigorosa, strutturata in un anno intero di studio intensivo — mi ha aperto alla visione terapeutica del suono: le scale terapeutiche, la musicoterapia indiana, l’approccio alle emozioni attraverso gli intervalli musicali. Ho sperimentato il canto armonico, nella sua reale potenza trasformativa. Ho imparato a rilevare la nota tonica di una persona e a comprendere quanto essa influenzi il modo in cui ci posizioniamo nel mondo.
Il coronamento di questo percorso è stato la mia tesi finale, dedicata ai punti di convergenza tra le costituzioni naturopatiche (biotipologie in primis), le scale terapeutiche e la nota tonica personale.
Un tentativo di costruire un protocollo integrato — una cassetta degli attrezzi articolata — che oggi posso offrire a chi entra nel mio studio, non come risposta univoca, ma come mappa di possibilità: approcci diversi al sintomo, alla persona, alla sua storia.
Gratitudine e metodo
Senza questi tre maestri — Mauro Pedone, Albert Rabenstein, Riccardo Misto — questo cammino non sarebbe stato possibile. Non avrei potuto costruire una professionalità che maneggi il suono con la cura, l’attenzione e il rigore quasi scientifico che oggi sento appartenermi.
Non ho codificato un mio metodo. Non ho registrato un marchio.
A ogni seduta, mi riconnetto agli insegnamenti ricevuti per scegliere l’approccio più specifico per quella persona, in quel momento. Riportare l’attenzione all’intento, all’energia trasmessa attraverso anni di studio e trasmissione — questo è il mio punto di partenza ogni volta.
Ciò che mi ha colpita di questi tre maestri, oltre alla qualità del loro sapere, è la loro umiltà. Nessuno di loro porta la propria missione nel mondo come un’affermazione di sé. La portano come un servizio. Ed è forse proprio questo che rende i loro insegnamenti così fecondi.
Una nota a margine
Questo articolo parla solo del suono — e anche così è rimasto parziale, perché la formazione di ciascuno di noi è sempre più vasta di quanto si riesca a contenere in una pagina.
Non ho nominato qui i maestri che mi hanno formata come naturopata o tanatologa, figure fondamentali nel mio percorso di comprensione dell’essere umano nella sua interezza. A loro dedicherò un articolo a parte, perché meritano uno spazio tutto loro.
Per ora, mi fermo qui — con gratitudine. E con la consapevolezza che fare un passo indietro, riconoscere le proprie radici, rappresenta per me un atto di integrità, non di rinuncia.
Quando le radici nutrono la nostra crescita possiamo veramente vivere l’armonia.